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Filtri e ragazzini

by Federico Fasce on 4 November 2007

Ieri in Loggia, oltre a Paolo Valdemarin (che mi fa sempre piacere rivedere) abbiamo ospitato anche Francesco Bollorino, consulente del Comune di Genova per il progetto Città Digitale.

Ci sono un po’ di cose in quel che ha detto che mi hanno fatto inarcare il sopracciglio. In primis l’idea di assegnare un bollino di qualità alle risorse autorevoli in Rete. È una cosa che a me spaventa molto, e che ritengo tra l’altro del tutto irrealizzabile. Il valore della rete sta nei suoi nodi e un controllo dall’alto, mi pare, non può che togliere valore allo strumento. Ma, come dicevo, la storia ha dimostrato che la cosa è irrealizzabile, quindi non me ne cruccio più di tanto.

Diverso il discorso sulla necessità di adottare dei filtri o degli strumenti che, ferma restando l’accessibilità a tutti i contenuti, possano aiutarci a far fronte al flusso informativo nel quale siamo immersi. Va da sé che per noi che usiamo Internet in modo consapevole tutti i giorni questo non sia necessario: basta l’aggregatore di feed e il nostro network sociale, nonché il senso critico (che comunque va affinato e tenuto ben sveglio). Ma tutte le persone che difficilmente concepiscono una rete che non inizi da Google, beh, troverebbero utile avere la scrematura di un po’ di rumore.

Io credo che però, filtri di questo tipo non possano né debbano essere superimposti: possiamo utilizzare sistemi collaborativi e automatici per venire a patti con la complessità del sistema. Poi c’è tutta una questione di massa critica: ma è un serpente che si morde la coda; difficile raggiungere la massa critica senza abbassare il livello di rumore in modo da rendere più semplice la fruizione per i nuovi arrivati. C’è sempre tempo per imparare a far da soli. Anche perché i filtri, di qualunque tipo essi siano, non saranno mai in grado di convogliare verso di noi esattamente l’informazione che ci serve.

Seconda cosa che mi ha fatto inarcare il sopracciglio: Bollorino, al termine dell’incontro, apostrofa Valdemarin dicendo che lo vorrebbe come consulente gratuito. Lui stesso lavora gratis per il Comune.

Ora. Io ho ragione di credere che per il progetto in questione siano stati stanziati dei fondi. Eppure torna sempre, qui a Genova, il concetto che quando si lavora a progetti che hanno a che fare con Internet e con la tecnologia (che non sia la robotica per la medicina) si debba lavorare gratis. Io spero che quella di Francesco fosse una battuta, ma nel dubbio lo ribadisco. Le persone che tutti i giorni studiano e lavorano in Rete dovrebbero essere trattate come professionisti, e non come ragazzini smanettoni che “tanto non li paghiamo”. Se il progetto di Città Digitale nasce a Genova con queste premesse, mi spiace dirlo, è un progetto nato morto.

gattostanco November 4, 2007 at 12:38

Bollini di qualità, filtri (sono, a mio parere, talmente tanti a essere disponibili che servirebbe un filtro per filtrare i filtri) e consulenze professionali gratuite… Ci vorrebbe almeno un link per rendersi conto di chi sia Bollorino.
O è uno scherzo e non l’ho capito?

PseudoTecnico November 4, 2007 at 13:24

Quando ha parlato di bollino blu mi è venuto in mente Grillo con le sue liste civiche: in Liguria c’avete la mania dei bollini? :P

Confermo tutte le tue perplessità, soprattutto quella sul “consulente gratuito”: se uno fa un lavoro X, ed è pure bravo, perché dovrebbe svendersi? Per il bene “comune”?
Qualsiasi comune, in particolare se l’ordine di grandezza è quello di Genova, ha un budget: se la presenza in rete e i progetti collegati sono considerati essenziali, bisogna mettere mani al portafoglio, stop.

Alla fine il problema è sempre quello: le persone non riescono a percepire chi lavora in rete come un lavoratore – non hai la tuta blu, non hai la giacca e la cravatta, non hai il camice, non hai una tessara, sei spiazzante e difficilmente inquadrabile.

Miki November 4, 2007 at 13:44

Non bisogna ragionare in termini di filtri, è esattamente l’atteggiamento miope che bisogna combattere. Ovviamente tutto quanto è un filtro, lo è Google, l’iPod, mia zia, Furia cavallo del West.
Il punto di vista giusto è simmetricamente ribaltato. C’è bisogno di strumenti che siano in grado di proporre e valorizzare il contenuto di qualità presente in giro (cioè in Rete ma non solo) che, proprio a causa del volume di produzione e del rumore di fondo, magari non siamo in grado di gestire da soli. Da qui in poi il tuo discorso non fa una grinza. Le smanie di controllo si modulano sulle capacità personali ed “emergenti”, i contenuti passano, la cultura cresce.
La seconda parte del discorso merita solo due precisazioni. Una, il Comune di Genova stanzia svariati milioni di Euro per trasformare la città in città digitale, qualunque cosa questo significhi e nomina come consulente un signore il cui curriculum lo trovate qui, io non commento, a ciascuno le sue opinioni.
Che detto signore lavori a titolo gratuito, “fatti salvi eventuali rimborsi delle spese relative all’attività svolta per la Civica Amministrazione”, lo potete trovare attestato qui al punto 4, e qui un commento invece ci sta, il fatto che un consulente per questo tipo di progetto lavori a titolo gratuito è vergognoso.
Ma come ti sei accorto, loro non se ne rendono nemmeno conto.

Federico Fasce November 4, 2007 at 16:00

Miki, hai perfettamente ragione. Ribaltare la prospettiva sarebbe già un primo passo. Per quanto riguarda le scelte del comune, ribadisco. Con queste premesse, il progetto è nato morto.

Cristian Conti November 4, 2007 at 17:08

Purtroppo il lavoro di chi si occupa di informatica è sempre visto come qualcosa di poco valore: dal “mi dai uno sguardo al computer” che ti può chiedere un conoscente ai lavori sottopagati a causa del “tanto c’è qualcuno dei tanti che si occupano di informatica che lo farà per meno”.

Molti di noi hanno costruito la propria esperienza un po’ come degli artigiani, che nel lavoro, nello studio e per passione hanno affinato le proprie capacità, studiando e approfondendo un mondo come quello della rete che oggi ha un ruolo sempre più importante a tutti i livelli.

Bollino di qualità? Ci manca solo quello..lo facciamo a forma di stellina così la blogosfera italiana impazzisce un’altra volta?

Tambu November 4, 2007 at 21:27

mi pareva di averla capita diversamente: i fondi sicuramente ci sono, ma vanno spesi per le cose serie. Lui ci lavora gratis per non passare per l’ennesimo consulente ciucciasoldi (tanto lo pagano per altre cose), quindi cerca a sua volta consulenti gratuiti. Molto genovese, certo, ma più onesto di come la metti tu :)

Federico Fasce November 4, 2007 at 22:07

Tambu, quali sono però le cose serie? Fare il consulente sul progetto non è una cosa seria? Dal momento che non mi pare che ci siano competenze specifiche in giunta sulla Rete e sulle sue dinamiche, un consulente in merito mi sembra invece una posizione molto critica. E un esperto di Internet andrebbe pagato il giusto, se si vuole un prodotto ben fatto.

gattostanco November 5, 2007 at 02:24

“E un esperto di Internet andrebbe pagato il giusto, se si vuole un prodotto ben fatto” …e infatti di solito -ma non sempre- il prodotto non è ben fatto (o l’esperto di internet non è un esperto, ma questo è un altro discorso).

Francesco Bollorino November 19, 2007 at 14:21

alcune precisazioni utili secondo me:
a) ritengo un onore lavorare gratuitamente per la pubblica amministrazione della mia citta’
b) non credo che siano i soldi e le tariffe a fare di un consulente una persona di peso ma cio’ che fa e cio’ che produce
c) invito sorridendo MIki a leggere non solo il curriculum anache i miei scritti presenti in abbondanza nellla mia rivista
d) se di una cosa sono certo e’ che il tema rete ha tanti risvolti ma l’ultimo e’ quello tecnologico/tecnocratico
e) in ogni caso vi invito a commentare il nostro lavoro tra qualche mese…

Francesco Bollorino November 19, 2007 at 15:40

per federico:
di quali scelta parli? conosci i nostri progetti? sparacchiare cosi’ al buio mi pare un pochetto supponente ma magari sbaglio

Federico Fasce November 19, 2007 at 18:14

Parlo della scelta di non pagare i consulenti, mi sembrava chiaro dal post. Ovviamente non posso entrare nel merito del prodotto finito, dal momento che non lo conosco.

Ma sapere che una parte critica del progetto (cioè gli esperti di settore che hanno il compito, correggimi se sbaglio, di dare la direzione generale del progetto stesso) non siano pagati, mi sembra, oltre che vergognoso per una pubblica amministrazione, anche pericoloso dal punto di vista della qualità finale del prodotto.

Insomma, detta in altre parole: chi lavora va pagato. I professionisti esperti di settore vanno pagati. Trovo che la decisione della giunta sia offensiva verso le moltissime persone che faticano ogni giorno nel tentativo di fare questo mestiere, prima di tutto in Italia, paese di per sé poco ricettivo, e soprattutto a Genova, dove lo spazio manca quasi del tutto. Decisioni di questo tipo fanno malissimo al mercato, perché dipingono l’esperto in media digitali come uno smanettone che non viene pagato.

Comunque sarò lieto di essere smentito quando il progetto sarà terminato. Per ora, ho pieno diritto di essere pessimista :)

Miki November 19, 2007 at 23:40

Eh, l’ho fatto e non mi viene mica tanto da sorridere. Ma ripeto, siccome di andare sulla tua pagina web lo possono fare tutti, ciascuno secondo le proprie possibilità sarà in grado di valutare.

“d) se di una cosa sono certo e’ che il tema rete ha tanti risvolti ma l’ultimo e’ quello tecnologico/tecnocratico”

L’ultimo. Abbiamo trasmesso un consulente della pubblica amministrazione di una grande città europea. Bon, ma in fondo non ti pagano e allora che problema c’è? seguono alcuni risvolti del tema rete: c’è la rete da pesca, le calze a rete, la rete da pallavolo, la retata, la rétina e la retìna, il trapezista (ah no, quello è senza rete). (sì lo so sono espertissimo)(no non mi hanno mica nominato)(beh, io i soldi li vorrei, tengo famiglia e l’impegno sarebbe a tempo pieno)(a parte che rifiuterei in quanto consapevole di non avere la preparazione per seguire questo tipo di progetti è una questione di responsabilità, responsabilità, responsabilità)(non sono mica psichiatra)(nemmeno ingegnere)(quindi nisba, disegno sofware sociale)(eh allora proprio nisba).

Ora vi dico che problema c’è. In Italia il politico è uno che non capisce nulla, infatti fa il politico. La differenza tra un pessimo politico ed un politico mediocre si valuta sulla sua capacità di circondarsi di persone capaci.
Se il progetto per cui tu sei consulente fallisce e i soldi stanziati finiscono nel solito buco nero di chi sarà la responsabilità? beh, tua no di certo no? manco ti pagavano! Sai che ci sono altri modi per fare questa cosa?

Responsabilità. Notato che in Italia non c’è mai nessuno che è responsabile?

Complimenti per la trasmissione, scusate ma devo andare a letto a sognare un paese dove si nominano consulenti con provata esperienza nel settore, possibilmente internazionale, di cui semmai dovremmo essere NOI a sentirci onorati.

Francesco Bollorino November 21, 2007 at 10:14

a) ribadisco che il non essere pagato e’ un ONORE e lo posso fare in quanto la mia universita’ mi ha dato il permesso…per cui non muoi di fame tranquilli… avete mai sentito parlare dei risparmi delle pubbliche amministrazioni?
b) chi ha detto che chi lavorera’ per il progetto GENOVA CITTA’ DIGITALE non verra’ PER FORZA pagato? io non lo saro’ ma non e’ una regola e dipende caso per caso lavoro per lavoro competenza per competenza situazione personale per situazione personale etc etc
c) rinnovo l’invito a parlare DOPO che vedrete dei fatti discussioni a prescidere , sul sesso degli angeli e sul quanto siamo bravi e sul nemo propheta etc etc riserviamoli ad altre occasioni please
d) adoro il confronto e la discussione ma su temi CONCRETI e su questi sono oltremodo interessato a confrontarmi con persone competenti e possibilmente non spocchiose come sono certo saprete essere voi

Federico Fasce November 21, 2007 at 11:43

In questo paese c’è quest’idea secondo cui guadagnare è una cosa immorale, e a lavorar gratis ci si sente onorati. Ecco, io invece credo che pecunia non olet, soprattutto quando serve ad acquistare competenze vere e solide, in grado di garantire la qualità di un progetto.

Lo ribadisco, io continuo a considerare vergognoso che un ruolo così critico come quello di consulente su un progetto simile sia assegnato a titolo gratuito. E intanto, per inciso, molteplici realtà che lavorano nel settore sono costrette a soffocare (o a rivolgersi all’estero, dove stranamente hanno capito che i professionisti si pagano) in un mercato, quello italiano e quello genovese in particolare, che non esiste proprio perché tanto “c’è chi lo fa gratis”.

Sicuramente qualcuno verrà pagato. Ma sognavo quando in loggia ho sentito parlare di consulenze gratuite?

Comunque, giustissimo, aspettiamo e vediamo. Il mio post esprimeva una sensazione, l’ho ribadito più volte. Vedremo come andranno le cose. Spero solo che, se andranno male (come ovviamente non spero: questa città ha bisogno di quel progetto) chi di dovere si prenda le sue responsabilità.

Federico Fasce November 21, 2007 at 11:53

E ora che ci penso, aggiungo anche un’altra cosetta. È vero. Del progetto non sappiamo nulla. Nulla.
I cittadini nemmeno sanno che esiste, non si sa cosa sia, quanto costi, cosa si stia progettando.

La cittadinanza non è minimamente coinvolta, non deve sapere, non sia mai che poi qualcuno abbia delle buone idee. Per quale motivo? Non fatemi pensar male.

Intanto flickr, zitto zitto fa questo.

Francesco Bollorino November 21, 2007 at 14:52

Purtroppo non solo pensi male ma la pensi sbagliata.. esistono gli “annunci” senza nulla dietro e gli “annunci” con i contenuti.. purtroppo scegliere il ruolo di “anima critica della nazione” e’ piu’ facile di dire, cosa che ti guardi bene dal fare: “sono qui, mi interessa, ho delle competenze, posso dare una mano?”…. per mia fortuna non tutti hanno questo atteggiamento…

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