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Letterina dei desideri

by Federico Fasce on 14 January 2008

Cara Feltrinelli, che da anni ti chiedi: come farò a creare un servizio online per battere IBS? E non trovi la risposta. Ecco, potresti incominciare a pensare. A pensare che il tuo nuovo sito, tutto bello in rosso glamour, pieno di égiacs (AJAX) consigliatoti da un simpatico e strapagato consulente, volevamo stupirvi con effetti speciali, è sì fatto bene.

Ma cara Feltrinelli, ha un problema.

Ti sei mai chiesta, infatti, a che cazzo serva fare una wishlist e uno scaffale (ma che bello lo scaffale, proprio come Anobii. Proprio uguale) se poi non li posso esportare, mettere sul mio blog, diffondere, mostrare agli altri (se non con un URL imbarazzante)?

Ecco, cara Feltrinelli. Te lo dico io, gratis. Non serve a nulla. NULLA.

Ma copiare da Amazon, è così difficile? Avete già un vantaggio: per colpa delle poste non aprono in Italia.

as January 14, 2008 at 20:22

ancora non ho provato a farmi un account e guardarlo dal dentro ma il mio giudizio a caldo non è così orribile – non sono un esperto ma mi sembra tutto molto intuitivo, ludico e piacevole

ma sarà che a me di esportare sul mio blog la wishlist mi interessa fino ad un certo punto
ma ora lo guardo dal di dentro (dico creandomi un account) e vediamo ;)

io invece quello che vorrei è un impegno forte sul servizio, pe: spedizione veloce e economica, rimborsabile, se ci son rogne voglio essere trattato con cortesia ed efficienza, ecc. ecc. (eh, lo so, sono esigente) :)

as January 14, 2008 at 20:56

fatto un altro giro…

un ottimo motore di ricerca interna, devo dire – avevo provato quello nuovo di Bol per metafora all’epoca e siamo a quei livelli se non superiori

sul singolo libro tag e folksonomy, recensioni degli utenti, “libri simili” – forse ancora non è “popolato” di contenuti quindi il valore aggiunto non emerge ma Amazon mi sembra se lo siano studiato

l’area personale è interessante, sì in effetti un po’ anobii, un po’ anche ning – ma questo è un bene. ma bisogna appunto testarlo quando ci son più utenti

Matteo January 14, 2008 at 23:33

Anche a me non sembra male, invece.
Al momento sto lavorando su qualcosa del genere, in quanto ad architettura delle informazioni, per il redesign di Piemme, scontrandomi con alcune difficoltà nel reperire info sull’integrazione tra wishlist e piattaforma di e-commerce.
Ma anche in questo caso, almeno nella mia mente, la wishlist serve a ben altro (e comunque non a essere esportata su blog esterni, magari in un secondo o terzo momento).
Le case editrici italiane del resto non sono Amazon, nemmeno un po’.
Purtroppo o per fortuna, dipende dai casi.

Federico Fasce January 15, 2008 at 09:17

Intendiamoci, il lavoro di Feltrinelli è almeno un passettino avanti. Ma l’esportazione delle preferenze personali (come nel caso della wishlist e dello scaffale) è secondo me essenziale per fare transitare l’informazione.

In tutti questi anni abbiamo imparato che la rete funziona così. Ce l’ha insegnato non solo Amazon, ma anche Flickr, Youtube e tutti gli altri servizi che usiamo più o meno quotidianamente. Possibile che in Italia si debba ancora essere legati a concetti da walled garden?

Il problema per me non è quello che si è fatto, ma come lo si è fatto.

Federico Fasce January 15, 2008 at 09:29

Scusa, Matteo.
Ma la wishlist non deve servire ad essere esportata su blog e altro. Ma è solo facendolo che massimizza il suo valore, secondo me.
La wishlist, infatti, ha tre funzioni principali, nella mia mente.

La prima è quella più logica: di permettermi di creare una lista di cose che ho visto e mi interessano per non scordarle e recuperarle in seguito.

La seconda è quella di far vedere ai miei amici cosa mi interessa. Magari qualcuno di loro vuole farmi un regalo.

La terza è quella di mostrare a persone che mi conoscono quello che sto osservando e voglio leggere, funzionando così da “consiglio per gli acquisti”.

La terza funzione ovviamente ha bisogno anche del supporto dello scaffale, altrimenti serve a poco. Ma tutte e tre le funzioni, lo vedi da te, lavorano meglio nel momento in cui diventano esportabili nella mia identità digitale.

O mi sto perdendo qualcosa? A me l’esportazione sembra proprio il punto focale, non un semplice “di più”. Mi sembra la chiave del successo delle wishlist di Amazon (che addirittura sono programmabili via api e ci puoi fare di tutto).

Matteo January 15, 2008 at 15:27

Ti stai perdendo qualcosa, che è, a mio parere, il dato aggregato di tutte le wishlist, di tutti i carrelli, di tutti gli scaffali. La trasformazione del dato personale in dato collettivo, di tendenza. E al contempo di definizione di ciò che è coda corta, lunga, di nicchia.

Il dato di wishlist esportabile, ripeto, non è un problema in sè. Basta un json, un rss (se hai scalfito la fiducia del cliente).

Spesso però la visione dell’utente non è propriamente quella del provider.
E, ripeto, Amazon è ben diversa da Feltrinelli. A partire dalla storia.

Ciao!

Dario Salvelli January 15, 2008 at 16:29

Secondo me invece Feltrinelli ha fatto un passo in avanti nel lato online del sito e credo c’entri poco Amazon, son proprio differenti non solo come storia ma anche approccio. Per le wishlist tu forse Federico ne fai più un baluardo della condivisione, da altre parti si fanno forse altri ragionamenti, come dice Matteo, più orientati all’e-commerce ed ai trend sulle vendite.

Dall’ultimo giro veloce che ho fatto però mi interessava passare la fase “newsletter” ed avere un feed con gli ultimi eventi del punto vendita più vicino (per non parlare delle ultime novità e offerte).

Federico Fasce January 15, 2008 at 17:01

Baluardo della condivisione?
Mah. A me sembra che la condivisione sia il significato di Internet.
Storie diverse? Vero. Ma credo che in questo caso specifico c’entri poco.
La visione dell’utente è diversa da quella del provider? Verissimo anche questo. Ma infatti il mio è un punto di vista da utente. Utente che, incidentalmente, è quello che apre il portafoglio e fa l’acquisto. Se poi non lo si voglia considerare, altro paio di maniche.

Matteo January 15, 2008 at 17:49

Federico, la storia differente di Amazon e delle case editrici italiane è importante anche in questo contesto, imho.

Amazon nasce in rete e per il consumo di rete. Ovvio che sappia gestire le dinamiche e cogliere tutte le opportunità della rete.

Feltrinelli è casa editrice del mondo fisico, con una rete capillare di librerie fisiche. Deve saper mediare sempre tra logiche di rete digitale e logiche di rete fisica.
Mediare tra casa editrice e casa di distribuzione.

Inoltre:
Amazon non crea contenuti, li vende.
Feltrinelli invece non fa anche da provider di webservice.

Tu dirai che questo è il sito di eCommerce della parte di distribuzione e che quindi la condivisione deve vincere sul walled garden.
Non so. Non la vedo così semplice a ‘sto giro. Capisco bene quello che dici ma non la vedo così lineare.

Infatti non è detto che in Feltrinelli non si sia pensato di rendere esportabili questi dati, credo piuttosto il contrario.
Credo anche però che nel gioco dei pesi e dei contrappesi, nella battaglia incrociata tra i vari uffici di marketing del gruppo, il risultato finale sia egregio.
Vedo in questo sito alcune scelte coraggiose, come l’inserimento delle recensioni (per IBS non è un rischio, non rischia di vedersi stroncare un proprio libro o un’intera collana).

(disclaimer: sia inteso, non so chi abbia fatto il sito, l’architettura informativa, la realizzazione.)

Federico Fasce January 15, 2008 at 17:57

Il fatto è che non vedo – in questo contesto – come la condivisione possa limitare il business di Feltrinelli.
Per le osservazioni su Amazon sono d’accordissimo con te. E penso anche io che il risultato nel complesso non sia male, ma c’è una cosa che mi preoccupa.
Ed è questa propensione al walled-garden, che alla fine limita l’innovazione perché va contro le stesse dinamiche della rete. E soprattutto che in rete funziona poco, col risultato che tutti si lamentano a posteriori.

vanz January 16, 2008 at 10:38

io ho critiche meno social ma probabilmente più gravi riguardo al business. trovo abbastanza bizzarro che non ci sia l’ordinamento per prezzo. Play.com ne ha fatto un business del comunicare la convenienza degli sconti. qui tutti i prezzi appaiono scontati, ma non ci sono raggruppamenti o ricerche per prezzo: tutti i dvd sotto i 5$ è la categoria più cliccata su Play.

comunque no, mi piace poco. ha 3 banner autopromozionali che non servono a niente e rubano spazio ai contenuti. che senso l’advertising feltrinelli sul sito fetrinelli? caotico e poco organico, home page fortemente editoriale e non abbastanza emergente.

passi falsi January 16, 2008 at 18:16
  • non ha la ricerca per collana e neanche per editore (!!!) (cioè: quando sono su una scheda di un libro non posso cliccare su collana o editore per vedere gli altri titoli.
  • la grafica è bella. fin troppo: alla fine risulta sovraccarica e confusionaria.
  • non le ho viste io o non ci sono le recensioni dei lettori?? scherzi?
  • un plus di ibs (per me) sono le recensioni de L’Indice. a volte ci vado anche solo per consultare quelle.
  • bella l’idea delle tags: peccato siano redazionali…

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