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Delirium tremens

by Federico Fasce on 18 January 2008

Mi sento un po’ in ansia in questo periodo. Voglio cominciare (seriamente) a lavorare in proprio, ma sono confuso tra mille piccolezze burocratiche da dirimere. Che poi non e’ nemmeno questo. Piuttosto, devo definire il mio lavoro e non so come fare, seriamente, come cavolo fate?

Ora per esempio. Se idealmente mi vedo consulente in media digitale e designer di applicazioni Internet, sto programmando. Per un progetto che vorrei portare avanti. Programmando. Io. Su un framework. E poi Ruby on Rails mi guarda come una sirena, e vorrei imparare anche quello. Ovunque mi giri c’è qualcosa di affascinante che chiede la mia attenzione, e questa conoscenza la vorrei tutta, subito. Ma dove cazzo sto andando, mi chiedo? Non lo so più nemmeno io. Mi sembra di essere Ulisse nell’inferno di Dante (ok, era figo, ma anche morto) o forse il protagonista di “on the road” di Kerouac, sfigato in quel modo lì.

I like too many things and get all confused and hung-up running from one falling star to another till I drop.

E senza nemmeno l’ebbrezza degli acidi lisergici, per dire. Insomma, se devo etichettarmi, mi sa che serve la folksonomy. Non va bene una tagcloud?

Un disastro, ecco qui. Un totale disastro.

Sarò mica DAVVERO un bamboccione?

Tambu January 18, 2008 at 16:07

ma no. al giorno d’oggi è normale. specie per noi che siamo a stretto contatto con le cose o le persone che ci pongono all’attenzione le cose fantastiche del mondo digitale in cui viviamo.

Io non passa giorno che leggendo i feed non mi dica “cazzo, questo sarebbe figo, a saperlo fare”. Ufficialmente programmo, ma nella “vita di Neo” faccio altre cose. Magari non bene, ma progredisco giorno dopo giorno, e non sono nemmeno un decimo di quelle che vorrei fare/sapere :)

red-made January 18, 2008 at 16:58

Capisco lo stato d’animo, prima o poi per liberarsi da questi vortici converrà pensare di afforontare quella maledetta burocrazia e correre qualche rischio

red

Stefano Mainardi January 18, 2008 at 18:09

Questo è un post che avrei voluto scrivere io, vorrei darti qualche suggerimento ma sono confuso tanto quanto lo sei tu.

Se trovi un illuminazione, fai un fischio :)

Ste

mucio January 18, 2008 at 18:13

Come ispirazione ci sono gli ultimi due post di Feba (tempodaperdere.blogspot.com)

DaniloP January 18, 2008 at 19:15

Io provo a guardare il problema dall’altra parte: ma ecosi importante definirsi? Ok, tu stai per cominciare una nuova avventura professionale, per di piuin proprio e quindi qualche cosa al cliente e al mondo lo devi dire di te ma, ripeto, credi che la chiave del tuo successo sara il come ti definirai? Io credo di no. Definisciti il piusemplicemente possibile, se proprio devi, altrimenti salta proprio a parlare direttamente di quello che fai, che hai fatto e che intendi fare, paga molto di piu.

Un metalmeccanico

theo January 18, 2008 at 19:50

un metalmeccanico

Ma LOL

Bane January 18, 2008 at 20:05

Deve essere il periodo Federico, ho pensato la stessa cosa 2 giorni fa…sarà mica il grigiore di questi giorni? (almeno qui a milano)

Federico Fasce January 18, 2008 at 20:55

@Danilo belìn che tempi mi fai ricordare. Quando ero “metalmeccanico” anche io. In ogni caso, purtroppo quello che vedo è che il mondo vuole darti una definizione, e a volte è difficile levarsela di dosso. Per quello dico che voglio essere una tagcloud ;) Io definizioni non ne voglio. Sarei ben felice ad essere “indefinito”. Purtroppo pochi lo capiscono. Qualuno, va detto, c’é, son quelli che mi fanno tenere duro.
Grazie :)

Riccardo January 18, 2008 at 23:09

Eh, comprendo benissimo. Ho avuto (e ho tuttora) stesso lo stesso problema, tanto che sulle moocard ho finito per mettere semplicemente l’indirizzo del blog ;)

remyna January 19, 2008 at 01:10

occhio e croce direi proprio di no! coraggio! ;-)

odiamore January 19, 2008 at 20:51

Io invece in proprio non mi ci metterei proprio (pun intended :D ).
Mi spiego: troppo difficile già ora che sono un co.co.pro. (quindi lavoratore autonomo, comunque) vendermi bene al mio unico datore di lavoro – figurarsi dovessi avere più clienti… Devi essere bravo a giostrarti tra più cose contemporaneamente (e su questo ci siamo). Devi saper essere bravo a fare marketing di te stesso, come mi dissero un giorno (e su questo non ci siamo affatto). Nulla di male se per identificarti vuoi usare una tagcloud, anzi: mi sembra un’ottima idea. Soltanto, non saprei bene come giocarmela nell’odiato cv europeo :)

Gianluca January 20, 2008 at 11:37

Certo.

Mi sembra di capire che hai una certa perplessità verso le qualifiche fantasiose che vedi a volte appiccicati a certa gente, se avessi capito bene condivido la tua perplessità e ti invito a non farlo, ti prego. Piuttosto – nell’impossibilità di usare una tag cloud – chiamati semplicemente consulente internet o consulente informatico, perchè no: programmatore.
Non partorire una di quelle definizioni personalizzate che ogni tanto leggo e che fanno ridere tutti.

Per la burocrazia mi sfugge il punto, ormai è semplicissimo mettersi in proprio, si apre una partita iva a regime agevolato/semplificato e non hai più niente di cui preoccuparti su liquidazioni iva, cazzi e mazzi, paghi semplicemente il 20% di aliquota, in pochi giorni sei in pista … In bocca al lupo per la tua avventura.

[Per il ruby secondo me non vale la pena, è un fenomeno che secondo me non durerà tanto, già si è sgonfiato da un po', e poi le persone vogliono soluzioni, non linguaggi di programmazione, basta che ci sia il risultato: se come mi sembra di ricordare tu già conosci un linguaggio di scripting (il php) e uno di programmazione particolarmente adatto al web (il python), allora stai molto meglio - in tutti i sensi - rispetto al ruby on rails]

Monte January 21, 2008 at 18:01

Io fossi in te mi farei una Delirium Tremens. Buonissima! Dopo quella avrai le idee chiare ;)

MarioMiX January 21, 2008 at 23:59

Se trovi una soluzione ai tuoi quesiti fammelo sapere che anche io non ne vengo fuori… :-\

marco manga March 4, 2008 at 18:21

per fortuna non sono solo.
So questa consolazione è inutile, ma sapere che qualcun’altro sul pianeta Terra vive la tua stessa situazione (matematicamente uguale alla tua) , behh , mi tranquillizza un attimo.
Non so cosa dirti. Io vado al mare, d’inverno. Meglio se burrascoso con il cielo carico di pioggia. In piena solitudine “guardo” il fragore delle onde e ascolto il vento contro le mie orecchie.Qualche volta funziona. Anche se non ho risposte precise, cè molta meno nebbia di quanta ne avessi prima.

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