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Cleverfield

by Federico Fasce on 2 February 2008

GojiraaaaCloverfield è il Godzilla della Youtube generation. Quando J.J. Abrams dice che vuole creare il Godzilla americano, non sta parlando solo di un film in cui un mostro gigante attacca una città. Bisognerebbe fare sempre attenzione al sottotesto, quando parla J.J. Con Cloverfield il geniale produttore vuole creare esattamente quello che i giapponesi crearono con Godzilla: una figura-totem in grado di esorcizzare le paure di un paese. Osservateli meglio, i due mostri. Il lucertolone giapponese è il simbolo del nucleare. Si risveglia e muta proprio per un attacco atomico e tutta la sua vita cinematografica è lì, in una bizzarra dicotomia tra nucleare come pericolo e nucleare come fonte di energia: Godzilla è un gigante malvagio nel primo film, ma successivamente diventerà alleato dei giapponesi nel combattere altri mostri-simbolo. Per esempio Biollante, la bizzarra pianta mutata che richiama i problemi dell’inquinamento e dell’ambiente.

La creatura di Cloverfield è invece costruita sull’11 settembre. Prima di tutto non sappiamo da dove venga, come sia stata generata. It came from nowhere, esattamente come i terroristi dell’11 settembre. Il suo primo attacco è un gesto iconoclasta verso la statua della libertà. Il rigore militare non può far nulla contro la devastazione generata dalla creatura. E nemmeno sappiamo, al termine del film, se sia stata effettivamente sconfitta (diversamente da Godzilla, che viene letteralmente polverizzato nel primo film del ’58, salvo ritornare misteriosamente sotto altra forma).

Dicevamo della Youtube generation (ne parla anche Mafe qui). J.J. Abrams con Cloverfield non solo reinterpreta il kaiju eiga in chiave USA (e lasciamo perdere il plasticoso godzilla di Emmerich che nulla ha a che fare con questo genere). Per la prima volta nella storia del cinema non solo lo schema narrativo si capovolge mettendo lo spettatore dietro la telecamera e muovendo il punto di vista verso il citizen journalist che si trova suo malgrado dentro la tragedia. Soprattutto Cloverfield si imbeve di codici narrativi che arrivano direttamente dai media digitali. E non è un caso che anche Romero abbia scelto, per il suo prossimo Zombie, un registro narrativo molto simile. Lo stesso film non si ferma alla sala, ma continua nella miriade di video virali diffusi dal produttore un po’ in tutta la rete. Qualcuno obietterà che anche Blair Witch Project era così. Ma esiste un salto generazionale (movies 2.0?) evidente tra i due lavori. Laddove il primo è volutamente rozzo, raffazzonato e ostentatamente amateur, il secondo salta verso il mondo pro-am, verso una generazione che è nata ed è vissuta con quei codici, ed è evidente nelle riprese full-hd della piccola telecamera (mi dite la marca? Sembra resistente) in mano ai quattro protagonisti.

Così la creatura di Cloverfield è uno user-generated monster, non solo perché raccontato dal giornalista diffuso, ma anche perché esso stesso, strizzando l’occhio all’orrore innominabile di H.P. Lovecraft, è descritto da una serie di frammenti video. Anche quando è inquadrato completamente risulta difficile, per chiunque, dire come sia effettivamente. E i numerosi disegni presenti su internet non fanno che complicare le cose, perché corrispondono poco a quello che si vede in sala. Con il risultato ovvio che ha notato anche Matteo Bordone: ognuno costruisce il suo mostro personale. D’altra parte anche il terrorismo non è definibile se non soggettivamente, no?

Ultima nota, e kudos aggiuntivi per il genio narrativo di Abrams. Ho letteralmente adorato il modo in cui vengono proposti i flashback. Complimenti.

La foto è di Ken.

Riccardo February 2, 2008 at 17:55

Il parallelo con Godzilla è non solo efficace ma anche (credo) fortemente voluto. In ufficio ho un paio di colleghi statunitensi che ci hanno intrattenuto la mattina dopo la premiere avendo istantaneamente colto e “rimappato” i riferimenti.
Io non l’ho ancora visto (rimedierò presto) ma l’operazione mi sembra una saggia e poliedrica citazione: intendo che i riferimenti al mostro nipponico non siano solo effetto di una condizione sociopolitica simile, ma un voluto richiamo per trasmettere il messaggio che sì, siamo esattamente in quella condizione (prese in considerazione le variabili del caso) – forse anche il fatto

Interessante il confronto con BWP come specchio dei tempi: fa un po’ impressione vedere come è mutata la percezione di “prodotto amatoriale” in soli 8 anni :)

Riccardo February 2, 2008 at 18:00

ups, mi sono mangiato mezza frase :P

Dicevo, “forse anche il fatto che godzilla / atomica e cloverfield / terrorismo sono cose del passato.”

gboccia February 2, 2008 at 19:50

Il parallelo con BWP è molto centrato se osserviamo il raporto tra grasstroots culture e corporation culture. La dimensione di diffusione virale di indizi e forme di coinvolgimento è in Cloverfield decisamente evoluta.

La narrazione transmediale potrebbe qui essere portata più a fondo coinvolgendo direttamente gli UGC… vedremo che accadrà.

Federico Fasce February 2, 2008 at 20:08

Giovanni, concordo. Tra l’altro lo stesso J.J. Abrams non esclude l’uscita di altre “puntate” di Cloverfield con il punto di vista (e i documenti filmati) di altre persone. Se questo dovesse accadere, beh… Potrebbe essere interessante vedere le persone remixare i vari pezzi di footage per creare il loro punto di vista sul mostro. E tutto questo su una trama banalissima!

Mr Oz February 3, 2008 at 02:35

Ciao Federico.
Sì ecco, diciamolo, anzi ribadiamolo: la trama del film è inesistente. E la trama in genere è un elemento piuttosto importante in un’opera cinematografica….

Ciononostante Cloverfiled ti inchioda alla poltrona. Non è un capolavoro, ma un esperimento che significa molto, soprattutto per chi vive a contatto della retet e con i video UGC ha a che fare tutti i giorni. C’è un certo compiacimento nel vedere un video che chiunque avrebbe potuto girare (ah, Federico, non è il primo film in totale soggettiva), soprattutto quando si vedono i pezzi rimasti del filmato della loro gita, quegli intermezzi così familiari a chiunque abbia una videocamera.
Davvero geniale la scena in cui gli chiedono di riavvolgere il nastro per vedere le riprese appena girate, e noi spettatori vediamo un pezzo di film della gita, graziato da un fast forward troppo abbondante.
Ovviamente nella transmedialità dell’operazione mi aspetto anche la versione videogiocabile, magari mass-multiplayer online, con la possibilità di registrare tutto e condividere i video…

PS: Chissà se JJAbrams è d’accordo alla visione del film in versione DVDrip o peggio ancora ripreso al cinema, del resto per un film così sarebbe assolutamente coerente…

Riccardo February 3, 2008 at 15:34

Visto. Fico. A parte il titolo del documento, che si vede nei primi secondi del film e che a) svela tutta la storia, b) crea una goffo paradosso linguistico, come fa notare Gibson (fico, ho googlato la frase che appare sullo schermo e c’era il mio autore preferito al primo posto :) ).

Mr Oz February 3, 2008 at 18:20

Riccardo. Sai che non ho mica capito la critica/polemica di Gibson?

gparker February 3, 2008 at 19:52

Mi è piaciuto Cloverfield mi sono veramente divertito, tuttavia non credo che come dici tu sia qualcosa di nuovo veramente. In realtà è più la traduzione moderna di tutto quel cinema che è specchio delle inquietudini sociali.

A parte la soluzione di messa in scena il resto della storia è fortemente radicata e attaccata alle solite soluzioni narrative dello stile americano, nulla di nuovo, e nonostante sia tanto sbandierato quella del realismo è solo un’illusione, in realtà (presenza di un mostro a parte) il film è tanto implausibile quanto un qualsiasi altro film di fantascienza medio.

Anche Memento qualche anno fa propose una trama standard che in virtù di un’idea forte di messa in scena diventava unica e interessantissima, ma è rimasto un esperimento, un one-sho. Un secondo Memento non sarebbe possibile come un secondo Cloverfield (che poi lo facciano è un altro discorso, io intendo un secondo “effetto Cloverfielf”).
Certo poi le cose che questi film fanno vedere non muoiono ma vengono lentamente incorporate nel resto del cinema anche se non con la radicalità originale. Una delle conseguenze di Memento (per rimanere sullo stesso esempio) è stata di aver portato le costruzioni temporali nei film più in là e quindi se poi sono venuti film con costruzioni più complesse è anche perchè Memento aveva dimostrato una via per usare quel tipo di narrazione.

Federico Fasce February 3, 2008 at 21:11

Beh, in realtà anche io non la penso troppo diversamente: il fatto è che dentro Cloverfield ci sono linguaggi che non hanno precedenti (e no, BWP non c’entra quasi nulla: i linguaggi di cui parlo non sono solo la soggettiva). Cloverfield è un film che si imbeve dei media digitali; trovo che non sia una questione tanto di effetto sul pubblico, quanto di linguaggio.

Parli di Memento, e davvero non posso essere più d’accordo: Memento ha mostrato schemi narrativi nuovi, che poi sono stati introiettati dal cinema (tra l’altro il film di Nolan è un bell’esempio di linguaggio filmico ai tempi dell’ipertesto, quindi come vedi siam sempre lì).

Fringe February 5, 2008 at 15:33

Avro’ un gusto tradizionalista. Forse mi sono spaventato troppo con la strega ma io i giochini di cloverfield li ho trovati banali. Mi ha inchiodato alla poltrona per qualche secondo.

Anche la “imbevuta” di media digitali è utilizzata come pretesto per reggere un film inesistente. Un esperimento di marketing che finisce nel momento in cui si spengono le luci in sala.
Come dice Mr. Oz la trama servira’ pure a qualcosa. Il cinema di mostri è pieno di mostri che non si vedono e che si lasciano immaginare. Magari quello del primo Alien :)

trini February 13, 2008 at 08:53

in tutta sincerità la presenza di una trama si sente eccome.. che poi sia in parte inconcludente è altro discorso..
a me il film è piaciuto ma non mi è parso poi così avanguardistico. semmai mi ha fatto venire un gran mal di mare.. allora a sto giro è meglio quel tipo su mtv che fa reportage tenendo in mano la camera ed inquadrandosi da solo..

per me se si voleva fare qualcosa di veramente user generated allora dovevano esserci tanti pezzetti di tanti autori diversi ognuno con un proprio stile e ciascuno in grado di aggiungere oltre a tanta traglia personalistica anche uno o due tasselli all’evento di sottofondo qui invece molti pezzi sono funzionali alla trama del film..

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