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Dinosaur superstar

by Federico Fasce on 10 February 2008

Mon ami le dinosaurQuale che sia il motivo che ha portato i dinosauri all’estinzione, una cosa è certa. A sopravvivere furono quelle specie che seppero adattarsi più in fretta a un cambiamento (non si sa quanto repentino) nell’ecosistema terrestre. Si chiama survival of the fittest.

Ho visto la tavola rotonda di State of the net sull’informazione e su come i giornali dovranno cambiare nel futuro. Si poteva sentire un po’ di preoccupazione. Ci si chiedeva se davvero siamo di fronte alla fine dei giornali.

Io credo che anche in questo caso, cambiando l’ecosistema informativo a causa di quel meteorite che è la rete, sopravviverà chi sarà più veloce e abile ad adeguarsi. Banale? Forse. Ma mi sembra davvero tutto lì. Fuori dal nostro paese lo hanno capito in fretta. Qui un po’ meno, ma d’altra parte è tutto l’ecosistema a essere meno maturo.

Mi ha lasciato invece un po’ perplesso l’intervento di Gigi Tagliapietra circa a metà del video. Non conosco Gigi, quindi vorrei capire meglio. Mi sembra, francamente, che le sue parole circa una presunta demonizzazione non solo degli editori, ma addirittura delle major del disco, fossero alquanto esagerate. Non si può ridurre tutto al discorso “le persone non vogliono pagare, e arriveremo a un mondo senza musica”. Anche qui, l’ecosistema è cambiato. Per anni le major e molti sedicenti artisti hanno campato sul singolo orecchiabile per trainare album inascoltabili. E ne potrei citare a decine. Oggi l’album è morto, in favore della playlist. QUESTO è il vero cambiamento. Il valore della musica percepita è zero? Benissimo, bisogna adattarsi. Adattarsi o sparire. Le major continuano a sbagliare, cercano di cambiare l’ecosistema, di controllarlo, e questo è impossibile.

C’è poco da fare. Mi sembra difficile invertire il corso delle cascate. Survival of the fittest.

Update: su Mashable hanno un punto di vista identico al mio, solo detto molto meglio :)

trini February 11, 2008 at 11:37

nel tuo ragionamento sulla musica non ti seguo..
e forse vero che la playlist ha ucciso l’album a favore del singolo ma..
risultato singoli ancora più ruffiani e pensati per il video e sempre meno buona musica..
almeno una volta si facevano album con due o tre cose commerciali per trainare il resto ora basta mettere della “figa” o dei “muscolati” nei video (che costano come e + incidere 4 o 5 album) e shackerare dei campionamenti in modo sincopato..
Federico mi spieghi se secondo te la rete riuscirà a promuovere della musica di qualità in qualche modo.. voglio dire non è che basta myspace…

Federico Fasce February 11, 2008 at 12:20

La situazione di oggi è figlia di un decadimento costante che viene dalla cultura del CD.
Io credo che la rete sia un ottima occasione, perché se non altro rende più variegata la scelta e dà la possibilità a molti artisti (e casi ce ne sono stati, anche nel mondo mainstream) di emergere. Il problema è che le major del disco stanno cercando disperatamente di rimanere ancorate al “vecchio” modello, con il risultato che, da parte di chi produce, la cultura dell’hit è giunta al parossismo.

Secondo me, però, prima o poi i modelli di business dovranno cambiare, la musica e la rete dovranno venire a patti e da lì ci sarà spazio per capire se il panorama artistico ne potrà giovare. Io credo di sì, però occhio: il mio non è un giudizio di valore. La rete ha svelato delle dinamiche che sospettavamo (quella dell’album a tutti i costi) e fatto sì che le persone non percepissero più un valore nella traccia musicale, che è diventata contenuto digitale come tutti gli altri.

È un bene? È un male? Non lo so, lo dirà il tempo e l’abilità nel trovare modelli di business. Fatto sta che il processo è in atto, e mi sembra molto più saggio cercare di capirlo invece che impegnarsi per controllarlo o bloccarlo, cosa per me impossibile.

markingegno February 11, 2008 at 16:30

Tu parli di dinosauri, io ho parlato poco tempo fa – prima che si tenesse SOTN – di evoluzione (evoluzionismo?) in generale.

Non si tratta di voler mettere paura a certi giornalisti, troppo ancorati a vecchi sistemi di fare Informazione, ma di spronarli verso il progresso, per il bene loro, dei lettori, e della societa’ in generale.

Ma a farlo in solitudine dall’angolino del mio blog (se)misconosciuto, non se ne accorge nessuno. Ho provato a coinvolgere qualcuno che mi sembrava potesse fare da tramite, ma o non sono stato capace, o non sono stato fortunato.

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