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Episodi

by Federico Fasce on 28 May 2008

La mia maestra delle elementari era una signora minuta e gentile, con i capelli corti e i modi fintamente severi. Era comunista. Tanto da presentarci la Pravda come esempio di giornale obiettivo. Ci raccontava della guerra, dei campi di concentramento, del fascismo e della resistenza.

Noi bambini delle elementari chiedevamo come le persone avessero potuto permettere tutto questo. La maestra rispondeva invariabilmente che le persone non riuscivano a realizzare quel che davvero stava succedendo. Erano come incantate, accettavano tutto quel che non le toccava.

Il mio professore di italiano delle medie era un uomo con gli occhi azzurri e la passione per le piante. Ci raccontava delle sementi di azalea che Manzoni si faceva mandare dall’amico Fauriel e poi coltivava con passione in quel di Brusuglio. Anche lui parlava spesso del fascismo e della resistenza.

Noi ragazzini delle medie chiedevamo come le persone avessero potuto permettere le violenze e le efferatezze di quegli anni. Il professore rispondeva invariabilmente che le persone non riuscivano a realizzare quello che stava succedendo. Vivevano in una sorta di incanto collettivo.

Al liceo abbiamo avuto la fortuna di incontrare Liana Millu. Liana ha scritto un libro bellissimo e struggente, “Il fumo di Birkenau”, nel quale racconta la sua esperienza da reduce di uno dei più feroci lager nazisti. Io feci una vignetta molto stupida per celebrare quell’incontro. Liana ricambiò immeritati complimenti e una meravigliosa dedica sul libro. Mentre scriveva, leggevo nei suoi occhi un’unica richiesta. Quella di non dimenticare mai. Liana Millu era già molto anziana, e se ne andò qualche anno dopo. Credo che abbia lasciato a me e a molti altri ragazzi che ha incontrato nel corso della sua vita una responsabilità non da poco.

Anche a Liana, i giovani liceali chiedevano come fosse possibile aver permesso tanta crudeltà. E anche lei rispondeva come tutti gli altri.

Esattamente come ha scritto Hannah Arendt ne “La banalità del male”. Il problema grosso è l’indifferenza, l’accidia stupida e crudele di chi volta le spalle perché l’affare non lo riguarda.

Io non credo in fondo sia possibile ripetere quegli errori. Oggi il controllo delle masse passa per mezzi più subdoli, ma spesso meno violenti. Però vedo le molotov nei campi ROM. Vedo i ragazzi malmenati o uccisi da persone che ora si sentono in qualche modo protette dal potere. Vedo le leggi sull’immigrazione che ricordano tristemente quelle razziali, e i CPT fare il prossimo passo verso il lager diventando CEI. Vedo bengalesi che si perdono in città essere portati dai carabinieri da un sindaco troppo “zelante”. Sento parlare di esercito in città e marina a pattugliare le coste. Sento tante cose che la gente già accetta senza un accenno di protesta.

E un po’ mi preoccupo di quello che stiamo diventando. E vedo che non sono l’unico. Saremo abbastanza attenti?

Tambu May 28, 2008 at 09:33

se fossi mo un paese civile nel tempo avremmo saputo trovare il modo di avere un equilibrio sano e robusto, invece stiamo cercando di recuperare in malomodo una situazione già ampiamente compromessa. Ora c’è scarsità di indignazione, ma per molti anni c’è stata scarsità di attenzione. Quanto ai CEI, sebbene condivida le tue paure per una parte del problema, mi pare che il senso di “identificazione ed esppulsione” sia esattamente opposto a quello del lager, fatto per trattenere in detenzione.

Tanto per chiarire: penso che ci sia troppo garantismo in Italia, e che questo garantismo vada a scapito della cosa pubblica, cioè di tutti noi. A me si potrebbe dire che siccome non ho una discarica vicino casa io non capisco; il fatto è che a Genova una discarica bella grossa ce l’abbiamo, ma nessuno si sogna di gettare e incendiare la spazzatura per strada. Se ti mandano l’esercito non è perché c’è voglia gratuita di repressione, è perché hai passato i limiti. Se ti espellono dall’Italia non è perché c’è razzismo emergente, è perché nella maggior parte dei casi non hai titolo di starci, in Italia. Poi ci sono ovviamente i casi eclatanti, i casi limite e sicuramente una parte delle tue preoccupazioni, e le capisco e le condivido. Ma c’è anche bisogno di fare un momento un reset della situazione altrimenti non se ne uscirà mai.

xlthlx May 28, 2008 at 09:38

condivido una certa preoccupazione, ti diro’. credo che noi, quelli che sono gia’ attenti, altrimenti non saremmo preoccupati, lo saremo. ma non siamo la maggioranza, questo e’ un dato di fatto, purtroppo.
non so, certe notizie mi sembrano uscite dagli anni ’70. non riesco ancora a capire se questo e’ un bene o un male.

Procionegobbo May 28, 2008 at 09:40

Mi permetto di essere pessimista, per quanto noi possiamo essere attenti la massa sarà sempre girata da un’altra parte.

Sara May 28, 2008 at 09:52

A proposito dell’incanto collettivo ricordo di aver letto da qualche parte che molti tedeschi non avevano la minima idea di cosa accadesse nei lager e a cosa fosse riconducibile il fumo che usciva dalle fornaci.
Lo stesso Adorno disse che dopo Aushwitz non si sarebbe più potuta fare cultura. Tuttavia l’uomo è riuscito a risalire. E ha prodotto riflessioni consapevoli che oggi sono nei libri e nella memoria collettiva.
Orwell aveva già scritto tutto nel 1948: propaganda, riscrittura della storia, repressione.

Sta ad ognuno di noi non spegnere mai il senso critico. Questa è la nuova resistenza credo.

Mescaline May 28, 2008 at 10:34

(considerare la Pravda un giornale obiettivo è fare una sonora pernacchia ai purgati dai gulag e da zio stalin. per il resto tutto sacrosanto signora maestra)

Purtroppo non ci sono più piccoli kurai che già alle elementari si interrogano su “chi cosa come perché quando e dove” sono stati sventrati i diritti umani nel corso della storia. Mio fratello è in quinta elementare, e sappiate che il nuovo programma prevede di non superare il periodo dei Romani. Arrivi alle medie che ti senti Cesare. E non hai idea del baratro nero che le successive pagine del libro ti riverseranno addosso. Ecco, trovo che questo sia pericolosissimo, penso sia il primo passo sbagliato e pagato da innocenti verso l’oblio di tutto quell’orrore che invece va ricordato. Noi staremo attenti, certo, soprattutto ad evitare che le generazioni future crescano immerse in un giardino dell’eden tanto falso quanto precario.

trini May 28, 2008 at 10:45

certo bisogna stare attenti che il mondo cade spesso in errori già commessi…
però bisogna secondo me imparare a ragionare delle cose nel merito e non nella forma cercando di essere terzi ed obbiettivi il più possibile.. se si delegittima chi la pensa diversamente e si ritiene culturalmente inferiore chi non ha i nostri stessi riferimenti non si va molto lontano…

byb May 28, 2008 at 11:44

Sono arrivato qui tramite il blog del gatto.

E’ un bel post, complimenti.
E grazie.

Gatto Nero May 28, 2008 at 11:48

No, non ci sono piccoli “Bambini perché”, in compenso ci sono Piccoli Deficienti Crescono.

La colpa di chi è? La colpa è nostra. E più passa il tempo e più me ne rendo conto, che le cose non vanno e non funzionano anche a causa di chi – come noi, la “collettività” – non fa nulla.

Mi ci metto pure io, in quel noi. Io che mi sono incazzato e alterato a vedere quanto successo e ci ho montato su il mio piccolo pandemonio. Io che ho scritto e parlato. Ma “io” non basta, bisogna essere “noi”.
In questi giorni vedo un piccolo cambiamento, più gente che parla e che pensa. Più gente che si esprime.
Ancora non basta, dico. Dico e ripeto: ancora non basta.
Non mi è chiaro cosa serva fare d’altro. Magari andare a fare quello che le scuole e le famiglie non fanno. Ricordare ai bambini, che fra qualche anno saranno ragazzi bulli e fra qualche anno ancora saranno adulti violenti.
Forse quello dovremmo farlo noi, in prima persona.

Lele Dainesi May 29, 2008 at 12:46

Caro Federico, chissà xchè comincio così.Io sono fiero di te come blogger.

Finalmente adoro l’idea che intellettuali della rete sbattano in faccia a tutti, ma proprio tutti che qs meraviglioso mondo che si chiama web2.0 collaborativo non è solo brufolosa ricerca di visibilità ma attenta analisi sociale e presa di responsabilità.

Io sono anarchico e le mie idee sui ROM e gli immigrati contano quanto quelle del mio gatto, ma una persona capace di usare il suo potere di influencer per far riflettere meriterebbe solo un abbraccio ed è ql che do a te.

Io ti adoro cme giornalista perchè il tuo post è un ottimo pezzo giornalistico che ai tempi si chiama editoriale.

Io sono felice di averti come amico e spero che i nostri posti di conversazione permettano alle persone di pensare che i sw sono belli e ci danno tante opportunità ma adesso è il momento di agire e di rendere qs società meno bastarda e un pò piú piena d’amore e di convivenza civile.

Federico Fasce May 29, 2008 at 20:24

Grazie a tutti dei commenti, di cuore.
Lele, sei troppo buono :)

mfp May 31, 2008 at 02:16

Io non ho ricordi di professori comunisti… forse perchè medie e liceo li ho fatti dai salesiani. L’unica volta che li ho percepiti sinceramente preoccupati era quando ci raccomandavano di non parlare con la stampa che attendeva all’uscita – messa alla porta dall’usciere – per rispettare i genitori della ragazza della classe a fianco alla mia che aveva partorito un bambino morto nello spogliatoio del campo di calcio e lo aveva nascosto in un armadietto… e noi tutti ingenui ad annuire preoccupati come loro; e ovviamente fuori dalla scuola tutti gelidi con chiunque veniva a chiedere informazioni. Tutti. Tutti solidali nel rispetto del dolore. A capirlo prima che ci stavano plagiando per pararsi il loro deretano di scuola cattolica privata (privatissima, svariati milioncini l’anno)… occorre una coscienza maggiore per rendersi conto che il preside l’estate non va in Sardegna per pregare (lo beccammo anni dopo in una discoteca con 2 mignottoni)… e che le proteste per le vignette satiriche che attaccavo in bacheca in realtà si chiamavano censura… insomma, i conti li fai dopo. Quando vedi che del tuo anno sono usciti fuori 2 gay suicidi, entrambi con padre fascista (uno in ufficio ha le piastrelle con i fasci littorei; l’altro ne fece disegnare uno sulla torta di battesimo del mio compagno di scuola). Tutte famiglie “a bene” eh; di poveracci ce n’erano pochi…

Lì per lì non ci fai caso. Sono dettagli che nel momento in cui vivi non cogli. E dettagli che senza una percezione adeguata, e dibattiti critici con altri che erano con te, non coglierai mai.

E’ un po’ come quando ci si incontra ai barcamp… nessuno mai che fa notare l’idiozia di un progetto piuttosto che di un altro; tutti che annuiscono, sorridono, cazzeggiano. Io lì a Genova allo ZenaCamp 2007 – l’unica volta che ci siamo incontrati – mica me ne ero reso conto sai… il fatto e’ che era un ambiente completamente nuovo per me… mi sentivo un pesce fuori d’acqua, era effettivamente strano, ma sono abituato a conformarmi per osservare un po’ quali sono le abitudini, le consuetudini… uno non e’ che entra in un foro e comincia a parlare… minimo minimo deve prima ascoltare e leggersi lo storico… per lo meno io – mud, fidonet, usenet, ml, forum – sono stato abituato così da quando sono ragazzino. E sto ancora pagando per non essermi reso conto che diavolo di combriccola mi trovavo attorno… perchè c’e’ qualcuno che mi vede in qualche video di Robin Good e mi scambia per uno del 2.0 dopo che sono stato tutta la vita davanti a una qualche console spartana. Insomma, mi da fastidio essere vittima di quell’Incantesimo… come lo chiama Grillo… non perchè non percepisca questi fenomeni da tempo, ma perchè qualcuno pensa che io ne sia complice! Forse e’ anche per questo che ancora non ho aperto un blog.

Io a questo punto vorrei farti una domanda Federico. Perchè vedo che hai spesso abboccato ai (e ingenuamente amplificato i) non-pensieri/retro-pensieri/pensieri-evanescenti immessi in circolazione per screditare il comico genovese… quello che 3 anni fa parlava di quegli Incantesimi di cui tu parli oggi in questo post. Perchè ho notato che a distanza di 3 anni – rif. la tua domanda sulle reti wireless per l’iniziativa 10domande del Sole24Ore – ti sei preoccupato delle reti wireless. E in tutti e due i casi sei arrivato tardi, quando cioè era troppo tardi per fare qualsiasi cosa; anche solo aggregarsi con un post ai movimenti che cercavano di impedire i danni di chi sta governando questo paese in questa o in quell’altra vicenda; anche solo evitare di criticare pagliuzze mentre ti infilano travi in tutte e due gli occhi. Esattamente come dice la poesia di Martin Niemoeller. Esattamente come quello che ti chiedeva Liana Millu / diceva Hannah Arendt.

p.s.: ah, già, la domanda: la “prossima volta” che farai? La prossima volta… che non e’ al prossimo Mario Rossi che ti parla di reti wireless a maglia… che non e’ la prossima iniziativa di Beppe Grillo… ma e’ oggi, ora, mentre leggi queste righe. Che farai? Arriverai un’altra volta tardi? Bada bene, io condivido quello che hai scritto qui sopra… l’ho sentito dire, ad esempio, da Furio Colombo (ex direttore Unità) a proposito degli annali dei giornali dell’epoca fascista che sfogliava quando era ragazzo riuscendo a percepire il movimento, l’avvento e l’esplosione del fascismo… mentre la gente che scriveva quei giornali non se ne era reso conto fino all’ultimo.

p.p.s.: e bada bene, che quando esterno certi pensieri in queste mie “bibbie aperte”, e’ perchè ci tengo all’interlocutore. Sta a te farne una critica costruttiva. Ma tranquillo… puoi sempre pensare che sono un cattivone… che spammo perchè i commenti sono troppo lunghi… o che trolleggio perchè rispondo nel merito argomentando le mie critiche… come fanno i tuoi colleghi blogger ignoranti di tutto quello che c’e’ sotto il web – come il wireless, o l’rfc793 o l’rfc1855 – e vi controlla tutti… attento, perchè il principio di conservazione della rete sta per cedere. E poi saranno semplicemente cazzi acidi. Non arrivare più tardi Federico…

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