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Pensieri di crisi

by Federico Fasce on 13 October 2008

Premessa: non sono un economista. Magari qualcosa dei processi economici sono anche riuscito a capirla, ma resta il fatto che non posso dare opinioni da esperto. Al limite qualche parere da osservatore, e comunque sempre connotato in salsa web anche perché questo è l’ambiente in cui mi muovo, quindi sarebbe un po’ scemo se scrivessi dell’industria tessile.

Bolla o non bolla

Di questo si parla dallo scorso Le Web. Era pieno di gente terrorizzata dalla parola bubble. Quelli che oggi cavalcano l’onda dei naysayer (quando un argomento è troppo conosciuto, fa molto più blasé dire che è una cazzata), secondo me, non hanno capito una cosa. Nel contesto del web che abbiamo creato, oggi, anche se bolla fosse (e verosimilmente, almeno in parte, sarà) ci rimarrebbe rispetto alla transizione del millennio almeno la conoscenza delle grammatiche di questi mezzi di comunicazione. Il che, mi pare, è già un grosso risultato.

Le buone notizie

Da ex lettore di tarocchi mi pare che la crisi porti con sé almeno un lato positivo. È foriera di rinnovamento, e serve per scrollarsi di dosso i rami secchi. È il meteorite che fa estinguere i dinosauri, è la celebrazione del survival of the fittest che fa sì che la macchina biologica sia così perfetta. La crisi, questo è certo, spazzerà via quelli che incantano con i discorsi ma non sono in grado di generare qualità. Questo va bene. E preparerà il terreno per nuove innovazioni. La crisi porta cambiamento. Una cosa che a noi uomini fa paura, tanta paura.

E quelle cattive

Ora, non è tutto rose e fior. Quello economico è un sistema complesso, ma sfortunatamente è anche un sistema artificiale. Questo significa che non è automatico che chi ha generato valore rimanga e gli altri schiattino (e poi ci sarebbe da dire che chi schiatta elimina posti di lavoro, ma lasciatemi semplificare ed esser cinico su questo punto, la sto prendendo più ampia). Esistono aziende che comunque sopravviveranno, perché hanno in mano strumenti critici che servono a tutti (penso alle telco). E qui viene fuori il vero problema. Pensate all’11 settembre. L’attentato più pauroso della storia ha permesso a molti governi di attaccare la libertà personale dell’individuo in nome della sicurezza. Oggi non ci incazziamo più se ci riprendono con le telecamere, perché ci hanno convinti del fatto che “è per la nostra sicurezza”. Allo stesso modo, temo, questa crisi offrirà a molte grandi aziende un appiglio facile per attaccare la libertà in rete, a partire dalla net neutrality.

I miei due piccoli centesimi.

Smeerch October 13, 2008 at 15:56

Speriamo che non ci sia davvero un ulteriore giro di vite sulla libertà personale, sia online che offline.

alezzandro October 13, 2008 at 20:51

“La crisi porta cambiamento” Non vorrei essere troppo pessimista, ma mi verrebe da citarti i Malavoglia… ;-)

Il rischio è che a perderci di più siano i “giovani innovatori”, che potrebbero subire i tagli indiscriminati dei “grandi” (o “vecchi”).

Sulle notizie cattive, invece sono d’accordo (forse oggi sono un po’ troppo pessimista ;-))

Sergio October 13, 2008 at 23:39

Penso che la bolla sia ormai inevitabile: credo che i budget delle startup subiranno un calo nei prossimi mesi (o non capisco nulla di economia, che potrebbe anche essere).

Questa bolla 2.0 come la prima ci insegnerà un sacco di ottime lezioni, rafforzerà fortunatamente alcune idee vincenti (bisognerà vedere effettivamente poi quali saranno) ma ci farà perdere un bel po’ di tempo e farà andare a mare un bel po’ di progetti ambiziosi ma poco redditizi.

Comunque saranno mesi interessanti

trini October 15, 2008 at 08:21

Da ex lettore di tarocchi mi pare che la crisi porti con sé almeno un lato positivo. È foriera di rinnovamento, e serve per scrollarsi di dosso i rami secchi. È il meteorite che fa estinguere i dinosauri, è la celebrazione del survival of the fittest che fa sì che la macchina biologica sia così perfetta. La crisi, questo è certo, spazzerà via quelli che incantano con i discorsi ma non sono in grado di generare qualità.
Ne sei davvero sicuro. Non è che alla crisi invece sopravviveranno anche e soprattutto quelli meglio agganciati, quelli più spregiudicati e quelli più ricchi?
L’evoluzionismo non fa emergere il migliore, solo quello meglio preparato (in senso globale).

Federico Fasce October 15, 2008 at 08:57

Trini è quello che dico (e temo) nel paragrafo immediatamente successivo.

Gianluca October 16, 2008 at 20:09

Ho una opinione diversa (o forse semplicemente la vedo da un altro angolo diverso dal tuo): i problemi economici principali di oggi sono del troppo leverage delle banche, del blocco del mercato interbancario, ecc ecc. Tutte cose che probabilmente alimenteranno un “credit crunch”, cioè una forte difficoltà da parte delle imprese “convenzionali” a ottenere credito per finanziare investimenti a lungo termine, di qui le concrete paure di recessione. Le startup tech non hanno mai chiesto soldi alle banche ma si sono sempre affidate ad angel/seed fundings e poi ai fondi di private equity, e di conseguenza sono interessate solo marginalmente dal fenomeno.
E ti dirò di più, tutta questa liquidità che non è intelligente catapultare in un sistema finanziario almeno finchè non si sgonfino le “leve” eccessive che questo ha creato, dove andrà a finire ? Beh, è ovvio, nel private equity.

La verità, almeno dai dati in mio possesso (reports MoneyTree di PWC, ecc), è che il mondo delle startup continua a crescere, ci sono settori in ascesa incredibile come gli investimenti sulle energie alternative e tutta la cosiddetta ‘cleantech’ e un’altra cosa sorprendente è che anche il mondo delle imprese tecnologiche mature (cisco, microsoft, che non sono più startup da vent’anni) si sta dimostrando mooolto più solido di tanti altri settori come quello automobilistico e finanziario.

Non voglio dire che una bolla 2.0 sia impossibile da verificarsi, non prevedo il futuro, ma credo sia molto più facile che al collasso arrivino ben prima altri settori.

E tra l’altro io ho anche la ferma convinzione che un settore “nuovo” come il tuo, dove metti la creatività al servizio della nuova tecnologia, metti un focus sui nuovi modi in cui le persone interagiranno con la tecnologia (le interfacce utente, la user experience, ecc) possa mostrare ampli margini di crescita, dopotutto quello che fanno i power user oggi domani lo faranno TUTTI.

Non sarà mai troppo tardi quando anche nel nostro paese letargico questo concetto si farà strada e ti auguro ovviamente di poterne trarre vantaggio.

[Mi scuso per il commento non tempestivo ma come al solito dopo una vita che vuoi scrivere qualcosa di argomento simile sul tuo blog incappi in un post - magari anche di qualche giorno prima - e ti viene più naturale rispondere. Ora se solo i commenti fossero aggregabili in uno stream personale (un po' il concept a là disqus) le due cose - scrivere un commento o un post - sarebbero anche intercambiabili ;-) ]

Federico Fasce October 17, 2008 at 07:51

Gianluca, ti ringrazio. Come ho premesso, non essendo un economista, e (purtroppo!) conoscendo poco di quel che sta succedendo (nonostante, va detto, provi a informarmi: ma non è proprio il mio campo) le mie considerazioni sono forzatamente filosofiche e campate in aria. Ma, ecco, qualsiasi cosa succeda, questa crisi non durerà in eterno. E di sicuro getterà le basi anche per dei cambiamenti positivi.

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