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Bocca chiusa.

by Federico Fasce on 22 February 2009

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Queste due immagini fanno parte di una campagna di affissioni di Current TV. Questa campagna è stata rifiutata dall’ATAC di Roma con le seguenti motivazioni:

Oggetto: richiesta autorizzazione all’esposizione pubblicitaria dei due soggetti “Bibbia” e “Fucile” della campagna pubblicitaria SKY. Con riferimento alla richiesta relativa alla campagna in oggetto, pianificata a Roma dal 20 Febbraio, ATAC, dopo aver attentamente valutato i probabili impatti sulla sensibilità dei cittadini e della città tutta, ritiene di non poterne dare autorizzazione all’esposizione sui propri mezzi. Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio. E’, pertanto, la specifica situazione a costituire la chiave di lettura per l’applicazione dei riferimenti contenuti negli articoli 8 e 48 del vigente codice di autodisciplina pubblicitaria. Distinti saluti.

Potete trovare maggiori informazioni qui, e un punto di vista, molto condivisibile, di Suzukimaruti qui.

Il mio pensiero è sempre lo stesso: la libertà di parola viene soffocata ogni giorno di più in questo paese. E stiamo facendo poco, troppo poco per impedirlo.

Chi controlla i controllori? Noi ne abbiamo il potere. Ma temo che sia così ancora per poco tempo.

[Mi sono iscritto al gruppo su Facebook. Fatelo anche voi, anche se a poco, a qualcosa può servire. Facciamo sentire la nostra voce. Ora.]

Frank February 22, 2009 at 17:17

Per chi avesse piacere un contributo audio e l’invito a seguirmi domani sera, qui http://snurl.com/cd7j7

Gatto Nero February 22, 2009 at 20:41

A me leggere “iscrivetevi al gruppo su Facebook, a qualcosa può servire” fa proprio ridere (stavo scrivendo sorridere ma no: è proprio una grassa risata).

Ci siamo talmente informatizzati da illuderci che una protestina nel nostro micro-micro-micrcosmo reale serva a qualcosa?
Non siamo più in grado di organizzare una manifestazione di piazza?

Federico Fasce February 22, 2009 at 22:11

Vedi, a me non fa ridere.
Non mi fa ridere perché vedo, come te, un certo lassismo nell’organizzarsi e andare in piazza.
Però credo che la nostra generazione sia fortunata. Ha in mano degli strumenti di organizzazione impensabili fino a una quindicina di anni fa. E oggi sempre più persone li utilizzano. Forse ancora per un po’ sarà questione di fare un click sul link “iscriviti a questo gruppo” e poco altro.

Ma è già qualcosa.

È una presa di posizione, è una presa di coscienza che forse può portare a qualcosa di più.
Anche io vorrei vedere più mobilitazione, più impegno, più indignazione. Perché stiamo accettando troppo, e mi fa paura.

Però penso anche a tantissime persone che hanno usato gli strumenti sociali per sollevare il consenso e per organizzarsi e per manifestare (penso ai bielorussi e ai filippini). E mi chiedo se anche questo banale click non sia un inizio. Un inizio che piano piano porti a usare la rete come strumento per organizzarsi e come strumento di protesta. E che, mi vien da sperare, prima o poi inizi a tracimare verso il mondo esterno.

Fermarsi prima e rifiutare una possibilità simile, per me, è un grosso errore. Ferma restando, non l’ho mai negata, la necessità di continuare a scendere in piazza.

Gatto Nero February 23, 2009 at 08:42

No, non sono d’accordo. L’iscrizione a un gruppo non è una presa di posizione o una presa di coscienza: è un contentino alla coscienza.
“Non ho le palle per scendere in piazza perché devo lavorare/comprare il nuovo pc/scrivere sul blog, ma ehi guardami in realtà io sono contro queste cose”. Sono puttanate, dai. Puttanate che fanno contento solo chi lo fa e non portano a nessun risultato oggettivo.
E non siamo in bielorussia o in filippina, dove anni di governi dittatoriali o proto-dittatoriali rendevano impossibile la scesa in piazza, ed era quindi necessario un processo di evoluzione culturale da questo punto di vista.
Siamo in Italia, non abbiamo scuse. Non rischiamo di essere falciati da un fucile se scendiamo in piazza. E abbiamo una storia di manifestazioni e proteste che è parte integrante della vita di questo Paese.

Il clic sul computer non è il segno di una evoluzione, quindi. Ma il segno di una involuzione. Di gente che se non avesse avuto questo modo “innocuo” e comodo di esprimere il proprio dissenso, sarebbe sceso in piazza. E invece ora fa un clic su un link, si iscrive a un gruppo e poi si dimentica del problema, perché la sua coscienza è a posto: ha dimostrato di “non essere cattivo”.

Se Marx fosse qui, ora, nel nostro tempo, non parlerebbe più di religione. Direbbe che “la tecnologia è l’oppio dei popoli”.

Federico Fasce February 23, 2009 at 09:23

Guarda. Si chiamano tecnologie abilitanti per un motivo. Perché danno delle possibilità in più.
Non mi sembra che la gente non scenda più in piazza perché c’è Facebook. non scende più in piazza perché è pigra, apatica e poco informata. E perché tende ad accettare tutto aprioristicamente. Non vedo proprio questo pesante processo di causa-effetto (ho il gruppo su Facebook, quindi non scendo in piazza) che tu dici. Anzi, ultimamente molte manifestazioni sono partite proprio da lì. Mi sa che la fai un po’ facile a scaricare tutto sulla tecnologia.

In ogni caso, ognuno sceglie se utilizzare o no questi strumenti, e come.
Io, personalmente, la penso così. Mi pare che quello che perdo se uso questi strumenti e poi non funzionano sia trascurabile rispetto a quello che posso guadagnare se funzionano.

Poi ognuno fa le sue scelte, come è logico che sia.

Nicola Mattina February 23, 2009 at 09:42

Federico,
tra le altre cose le obiezioni dell’atac sono pure fuori luogo. Infatti: l’articolo 4, infatti, dice che “le testimonianze devono essere autentiche, responsabili e controllabili.” mentre l’articolo 46 (non 48 che non esiste) parla della pubblicità sociale (mentre quella di Current è una pubblicità commerciale).
Vedi il codice IAP qui: http://www.iap.it/it/codice.htm
Ciao. Nicola

trini February 23, 2009 at 15:40

Per altro, trattandosi di pubblicità non ci vedo nessuna particolare censura..
Probabilmente veicolando il messaggio in un modo meno crudo avrebbero avuto il permesso di affissione..

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